martedì 12 maggio 2009

DOCUMENTI SEGRETI: NEL 1955 IL BILDERBERG PROGETTAVA LA MONETA UNICA EUROPEA


L'elite globale parlò dei piani per creare l'Euro quasi 40 anni prima che venisse per la prima volta stabilito col Trattato di Maastricht del 1992.

Sono stati rivelati dei documenti della conferenza del 1955 del Gruppo Bilderberg tenutasi in Germania, in cui si discute l'agenda per creare l'Unione Europea e una moneta unica europea, decenni prima che esse venissero realmente introdotte, smentendo per l'ennesima volta i 'debunkers' che affermano che il Bilderberg non abbia influenza sugli eventi mondiali.

I dicumenti sono stati rivelati ieri dal sito Wikileaks e sono relativi all'incontro del 23-25 Settembre 1955 avvenuto al Grand Hotel Sonnenbichl di Garmisch-Partenkirchen, Germania Ovest.

L'intero documento può essere letto a questo link (la password per aprirlo è ‘dynbase’).

Come abbiamo per la prima volta riportato nel 2003, una squadra investigativa della BBC ha avuto accesso ai docuementi del Bilderberg che confermano che la UE e l'Euro sono un parto della mente del Bilderberg. Il team ha probabilmente visto gli stessi documenti rilasciati ieri da Wikileaks.

Solo il mese scorso il visconte belga e attuale presidente del Bilderberg Étienne Davignon si è vantato che il Bilderberg aveva aiutato la creazione dell’euro introducendo per primo l’agenda politica per una moneta unica all’inizio degli anni 90.

I documenti mostrano però che i piani per creare un mercato comune europeo e una singola moneta risalgono a decenni prima. Il rapporto riassuntivo dell'incontro del 1955 parla del " pressante bisogno di portare il popolo tedesco, insieme agli altri popoli europei, in un mercato comune".

Il documento delinea anche il piano "per giungere nel più breve tempo possibile al più alto grado di integrazione, a cominciare con un mercato comune europeo".

Appena due anni più tardi, nel 1957, nacque la prima incarnazione della Comunità Economica Europea (CEE), che creò un mercato unico tra Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Olanda. La CEE si allargò gradualmente nei decenni successivi sino a diventare la Comunità Europea, uno dei tre pilastri dell'Unione Europea, che venne creata nel 1993.

Il documento riassuntivo del Bilderberg del 1955 delinea l'accordo che " sarebbe meglio procedere attraverso lo sviluppo di un mercato comune tramite un trattato piuttosto che con la creazione di nuove alte autorità". La CEE fu debitamente creata tramite il Trattato di Roma, che venne firmato il 25 marzo 1957.

Lo stesso processo è stato seguito sino ai nostri giorni con il Trattato di Lisbona, che consegna gran parte delle sovranità nazionali alla Ue grazie al consenso dei presidenti e dei primi ministri dei paesi europei, anziché con la creazione arbitraria di nuove autorità, un metodo che mostrerebbe in modo ovvio il fatto che la creazione di una Ue come superstato federale è totalitaria per sua stessa natura.

Anche così, i 'debunker' cercherebbero probabilmente di affermare che l'idea di un mercato comune europeo era già nell'aria all'inizio degli anni 50 e che il Bilderberg stava semplicemente discutendo le idee politiche contemporanee.

La stessa cosa però non si può dire della moneta unica europea che non venne introdotta sotto forma di banconote e monete sino al gennaio 2002, dopo essere stata codificata per la prima volta nel trattato di Maastricht del 1992. I documenti mostrano che i membri del Bilderberg stavano spingendo per la sua introduzione quasi quarant'anni prima.

"Un ospite europeo ha espresso preoccupazione per quanto riguarda il bisogno di arrivare ad una moneta comune, e ha indicato che secondo lui ciò avrebbe necessariamente implicato la creazione di un'autorità pubblica centrale" afferma il documento riassuntivo.

Proprio così, la moneta unica europea, l'euro, non venne introdotta sino a dopo la creazione di un'autorità politica centrale, la Ue stessa.

Il documento sottolinea anche " la necessità di portare il popolo tedesco il più rapidamente possibile in un mercato comune europeo" aggiungendo che il futuro era in pericolo senza un'"Europa unita".

Apprendiamo anche che "un partecipante statunitense ha confermato che gli Stati Uniti non si sono indeboliti nel loro entusiastico appoggio per l'idea dell'integrazione [europea], anche se vi era considerevole diffidenza in America su come si sarebbe dovuto manifestare questo entusiasmo. Un altro partecipante statunitense ha esortato i suoi amici europei a portare avanti l'unificazione dell'Europa con meno enfasi sulle considerazioni ideologiche e, soprattutto, ad essere pratici e a lavorare velocemente".

Nonostante la pletora di lampanti e dimostrabili esempi in cui l'agenda del Bilderberg si è poi concretizzata in politiche reali e in sviluppi geopolitici sul palcoscenico mondiale, i debunkers dei media istituzionali scherniscono e prendono in giro i ricercatori indipendenti che osano affermare che gli incontri in segreto di 150 delle persone più potenti al mondo per discutere il futuro del pianeta equivalgono a qualcosa di più che a colloqui informali, e definiscono tali affermazioni "teorie del complotto".

Di fatto la più ridicola "teoria del complotto" mai enunciata è proprio quella della genuina stupidità dei 'debunkers' che suggeriscono che non abbia conseguenze sui futuri eventi mondiali un evento che attrae i titani del governo, dell'industria, del sistema bancario, degli affari e dell'accademia, e in cui le più pressanti questioni globali all'ordine del giorno vengono vigorosamente discusse sotto la copertura di un black-out mediatico concordato.

L'agenda del Bilderberg 2009 è già stata rivelata prima del suo incontro del 14-17 maggio a Vouliagmeni, in Grecia. Secondo il giornalista investigativo Daniel Estulin, uno degli scopi del Bilderberg è di denigrare gli attivisti e i politici contrari al trattato di Lisbona spargendo storie infamanti nei media, che consenta loro di zittire l'opposizione al superstato federale europeo che il Bilderberg ha accuratamente coltivato a partire dei suoi primissimi incontri negli anni 50- un fatto dimostrato dei documenti interni del Bilderberg stesso, non una teoria del complotto.

Titolo originale: "Leaked 1955 Bilderberg Docs Outline Plan For Single European Currency"

Fonte: http://www.prisonplanet.com
Link
08.05.2009

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da ALCENERO

SALE LA FEBBRE SUINA INSIEME AI PROFITTI DI BIG PHARMA

Prima la SARS, poi l’influenza aviaria, infine la febbre suina. Dall’inizio del secolo l’incubo della pandemia continua a riproporsi evocando i fantasmi di un lontano passato fatto di pestilenze e bubboni marcescenti, da leggere attraverso le lenti del presente che parla il linguaggio della guerra batteriologica, degli esperimenti con virus mutanti, dei laboratori segreti all’interno dei quali gli agenti virali vengono manipolati.

Come accaduto con la SARS e con l’influenza aviaria, anche l’epidemia di febbre suina che avrebbe già fatto un’ottantina di vittime in Messico e contagiato alcune persone negli Stati Uniti e in Nuova Zelanda, si manifesta fenomeno estremamente difficile da interpretare. Sia per quanto riguarda le conseguenze che l’epidemia potrebbe avere a livello mondiale, sia per quanto concerne gli intrecci politici ed economici che sempre si muovono sullo sfondo di “allarmi globali” come questo, destinati a traumatizzare pesantemente l’opinione pubblica.

Stando alle ultime notizie la situazione a Città Del Messico, dove l’epidemia avrebbe avuto inizio, risulta piuttosto grave. Le vittime accertate sarebbero 81 e le autorità hanno deciso la chiusura delle scuole e delle università, oltre alla sospensione delle messe in tutte le parrocchie cittadine a tempo indeterminato. Il Messico ha inoltre stanziato un fondo di 450 milioni di dollari per fare fronte all’emergenza.

Anche negli Stati Uniti, dove ancora non ci sono vittime ma si riscontrano 11 casi accertati di contagio, la questione sembra venire affrontata molto seriamente, dal momento che nel pomeriggio è stato dichiarato lo Stato di emergenza sanitario nel corso di un briefing convocato alla Casa Bianca per valutare l’evolversi della situazione.

La Commissione Europea ha finora negato la presenza di casi di contagio all’interno della UE, anche se alcuni casi sospetti sono stati riscontrati in Spagna e in Francia.

In Italia la Farnesina si è finora limitata a sconsigliare i viaggi in Messico e il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio ha rassicurato gli italiani dai microfoni di Radio Capital, affermando che il nostro paese ha dosi di farmaci antivirali in misura sufficiente per fare fronte a qualsiasi sviluppo dell’epidemia.

Sul fronte degli intrecci politico/economici che potrebbero nascondersi dietro l’epidemia, le ipotesi che stanno prendendo corpo, non solo sul web, sono svariate. Molti leggono nella vicenda la volontà si scatenare un’ondata di allarmismo ingiustificato, finalizzato a sostenere l’acquisto di farmaci e vaccini a beneficio del fatturato delle grandi industrie farmaceutiche. Altri mettono sotto accusa le ricerche militari sui virus nell’ambito delle quali l’epidemia di febbre suina potrebbe essere un banco di prova. Altri ancora, soprattutto negli Stati Uniti, guardano ad un’eventuale pandemia come ad un mezzo che potrebbe essere usato dal governo per imporre lo stato d’emergenza, ormai inevitabile di fronte al crollo economico che sta facendosi sempre più grave.

Senza dubbio la connessione fra le presunte pandemie (si pensi alla SARS e all’influenza aviaria) e le fortune finanziarie delle grandi industrie farmaceutiche è qualcosa di assodato al di là di ogni ragionevole dubbio. A questo riguardo risulta quanto mai interessante focalizzare per un attimo l’attenzione sulla multinazionale francese Sanofi-Aventis, presente in più di 100 paesi nei cinque continenti, che nel 2007 ha realizzato un fatturato di 27 miliardi di euro. Sanofi – Aventis risulta essere in Italia la prima azienda farmaceutica a livello nazionale, con un centro di ricerca a Milano e 5 stabilimenti (di cui uno a Scoppito in provincia dell’Aquila) sul nostro territorio ed è risultata fra le multinazionali del farmaco che maggiormente hanno incrementato i propri profitti in conseguenza dell’epidemia d’influenza aviaria. Basti pensare che nello scorso mese di aprile 2008 ha ricevuto dal governo USA un ordinativo di vaccino contro l’aviaria per il valore di 192,5 milioni di dollari.

Per una strana ironia del destino la multinazionale Sanofi – Aventis, lo scorso 9 marzo 2009 ha annunciato, tramite un comunicato stampa, la decisione d’investire 100 milioni di euro nella costruzione di un nuovo impianto per la produzione di vaccini contro l’influenza stagionale e pandemica, che verrà situato proprio in Messico, in virtù di un accordo firmato a Mexico City alla presenza del Presidente francese Nicolas Sarkozy. Nel comunicato si fa inoltre espressamente riferimento alla “preparazione a possibili pandemie influenzali.” Questo scherzo del fato non è però rimasto isolato, dal momento che neppure un mese dopo, lo scorso 2 aprile 2009, la multinazionale Sanofi - Aventis ha annunciato di avere acquistato il produttore di farmaci generici messicano Laboratorios Kendrik, con un giro d’affari annuo di 26 milioni di euro, al fine di migliorare la propria posizione nei paesi emergenti. Acquisizione che consente oggi a Sanofi - Aventis di controllare circa il 15% dell’intero mercato dei farmaci generici messicano.

Il mese di aprile 2009 non è ancora terminato e proprio a Città Del Messico l’epidemia di febbre suina ha iniziato a mietere le prime vittime, scatenando il panico fra la popolazione, resta solo da decidere se credere o meno alle coincidenze.

http://ilcorrosivo.blogspot.com/
http://marcocedolin.blogspot.com/

domenica 22 marzo 2009

Soldati israeliani raccontano i crimini dell'operazione “Piombo fuso”


Pubblicati dal quotidiano Haaretz, il procuratore militare costretto ad aprire un'inchiesta

I soldati israeliani che hanno partecipato all'operazione “Piombo fuso” a Gaza hanno raccontato fatti atroci. Le dichiarazioni sono state rese pubbliche dal quotidiano israeliano Haaretz che ha riportato i racconti di decine di allievi di un'accademia intitolata a Yitzhak Rabin che il 13 febbraio si sono incontrati per discutere le loro esperienze a Gaza. Dai racconti dei soldati si capisce che le regole d'ingaggio sono state molto elastiche visto che cecchini hanno sparato su una madre e sui suoi figli perché avevano sbagliato strada; su una donna anziana a pochi metri dalla sua casa, hanno raccontato di atti di vandalismo e di distruzione nelle case dei civili, di aver sputato sulle foto trovate nelle case.

Crimini insensati e disumani che le organizzazioni umanitarie avevano denunciato costantemente e che Israele invece aveva respinto opponendo la giustificazione di essere state causate dal fatto che i miliziani di Hamas si facevano scudo della popolazione che affolla i centri abitati.
Il merito di aver fatto scattare l'allarme va al direttore del programma pre-militare dell'accademia, Danny Zamir, che, sentiti i resoconti fatti dagli allievi, s'è rivolto direttamente al Capo di Stato maggiore, Gaby Ashkenazy: « testimonianze durissime di aggressioni ingiustificate contro i civili, di distruzione di beni che denotano una atmosfera nella quale tutto è permesso anche di usare una forza senza restrizioni contro i palestinesi».

Il clamore destato dalla pubblicazione delle testimonianze ha quindi indotto il procuratore militare a rendere pubblica la decisione di aprire un'inchiesta. Eppure il ministro della Difesa, Ehud Barak ha ribadito che l'esercito israeliano «è la forza armata più morale che esista al mondo» e ha detto che al massimo sono da chiarire alcuni episodi individuali.

L'offensiva israeliana contro Gaza ha provocato, durante i 22 giorni dell'attacco, 1300 morti e 5000 feriti tra i palestinesi, secondo un bilancio stilato dai medici palestinesi. Tra i morti ci sono stati 437 bambini con meno di 16 anni, 110 donne e 123 persone anziane, 14 medici e 4 giornalisti.

Fonte: www.larinascita.org

Josè Saramago e la democrazia "berlusconiana"...


L’eminente statista italiano di nome Silvio Berlusconi, conosciuto anche col soprannome de “il Cavaliere”, ha appena generato nel suo privilegiato cervello un’idea che lo colloca definitivamente alla testa del plotone dei grandi pensatori politici.

Pretende lui che, per ovviare ai lunghi, monotoni e tediosi dibattiti e snellire il funzionamento delle camere, senato e parlamento, siano i capi dei gruppi parlamentari ad esercitare il potere di rappresentanza, finendola con il peso morto di varie centinaia di deputati e senatori che, nella maggior parte dei casi, non aprono la bocca in tutta la legislatura, salvo che per sbadigliare.

A me, devo riconoscerlo, sembra giusto.

I rappresentanti dei maggiori partiti, tre o quattro, diciamo, si riuniranno in un taxi sulla strada di un ristorante, dove, intorno a una buona tavola, prenderanno le decisioni pertinenti. Dietro di loro si porteranno, ma viaggiando in bicicletta, i rappresentanti dei partiti minori, che mangerebbero al bancone, se c’è, oppure in un bar vicino. Niente di più democratico.

Su questa strada potranno cominciare a liquidare questi imponenti, arroganti e pretenziosi edifici denominati parlamenti e senati, fonti di continue discussioni e di elevate spese che non giovano al popolo.

Di riduzione in riduzione suppongo che arriveremo all’agorà dei greci. Chiaro, con l’agorà, ma senza i greci. Mi dicono che a questo Cavaliere non bisogna prenderlo sul serio. Sì, ma il pericolo è finire per non prendere sul serio neanche chi lo vota.

Fonte: http://cuaderno.josesaramago.org/

giovedì 15 gennaio 2009

IL TRADIMENTO DEGLI INTELLETTUALI di Paolo Barnard


Il compianto Edward Said, palestinese e docente di Inglese e di Letteratura Comparata alla Columbia University di New York, scrisse anni fa un saggio intitolato “The Treason of the Intellectuals” (il tradimento degli intellettuali). Si riferiva alla vergognosa ritirata delle migliori menti progressiste d’America di fronte al tabù Israele. Ovvero come costoro si tramutassero nelle proverbiali tre scimmiette - che non vedono, non sentono, non parlano - al cospetto dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra che il Sionismo e Israele Stato avevano commesso e ancora commettono in Palestina, contro un popolo fra i più straziati dell’era contemporanea.

E di tradimento si tratta, senza ombra di dubbio, e cioè tradimento della propria coscienza, delle proprie facoltà intellettive, e del proprio mestiere. Gli intellettuali infatti hanno a disposizione, al contrario delle persone comuni, ogni mezzo per sapere, per approfondire. Ma nel caso dei 60 anni di conflitto israelo-palestinese, con la mole schiacciate e autorevole di documenti, di prove e di testimonianze che inchiodano lo Stato ebraico, non sapere e non pronunciarsi può essere solo disonestà e vigliaccheria. Poiché in quella tragedia la sproporzione fra i rispettivi torti è così colossale che non riconoscere nel Sionismo e in Israele un “torto marcio”, una colpa grottescamente e atrocemente superiore a qualsiasi cosa la parte araba abbia mai fatto o stia oggi facendo, è ignobile. E’ un tradimento della più elementare pietas, del cuore stesso dei Diritti dell’Uomo e della legalità moderna. E’ complicità, sì, com-pli-ci-tà nei crimini ebraici in Palestina. Leggete più sotto.

I traditori nostrani abbondano, particolarmente nelle fila dell’ala ‘progressista’. Marco Travaglio guida oggi il drappello, che vede Furio Colombo, Gad Lerner, Umberto Eco, Adriano Sofri, Gustavo Zagrebelsky, Walter Veltroni, Davide Bidussa et al., affiancati dell’instancabile lavoro di falsificazione della cronaca di tutti i corrispondenti a Tel Aviv delle maggiori testate italiane. E ci si chiede: perché lo fanno? Personalmente non mi interessa la risposta, e non voglio neppure addentrarmi in ipotesi contorte del tipo ‘il potere della lobby ebraica’, la carriera, o simili.

Ciò che conta è il danno che costoro causano, che è, si badi bene, superiore a quello delle armi, delle torture, delle pulizie etniche, del terrorismo. Molto superiore.

Perché una cosa sia chiara a tutti: l’unica speranza di porre fine alla barbarie in Palestina sta nella presa di posizione decisa dell’opinione pubblica occidentale, nella sua ribellione alla narrativa mendace che da 60 anni permette a Israele di torturare un intero popolo innocente e prigioniero nell’indifferenza del mondo che conta, quando non con la sua attiva partecipazione. Ma se gli intellettuali non fanno il loro dovere di denuncia della verità, se cioè non sono disposti a riconoscere ciò che l’evidenza della Storia gli sbatte in faccia da decenni, e se non hanno il coraggio di chiamarla pubblicamente col suo nome, che è: Pulizia Etnica dei palestinesi, mai si arriverà alla pace laggiù. E l’orrore continua. Essi, di quegli orrori, hanno una piena e primaria corresponsabilità.

L’evidenza della Storia di cui parlo è in primo luogo: che il progetto sionista di una ‘casa nazionale’ ebraica in Palestina nacque alla fine del XIX secolo con la precisa intenzione di cancellare dalla ‘Grande Israele’ biblica la presenza araba, attraverso l’uso di qualsiasi mezzo, dall’inganno alla strage, dalla spoliazione violenta alla guerra diretta, fino al terrorismo senza freni. I palestinesi erano condannati a priori nel progetto sionista, e lo furono 40 anni prima dell’Olocausto. Quel progetto è oggi il medesimo, i metodi sono ancor più sadici e rivoltanti, e Israele tenterà di non fermarsi di fronte a nulla e a nessuno nella sua opera di Pulizia Etnica della Palestina. Questo accadde, sta accadendo e accadrà. Questo va detto, illustrato con la sua mole schiacciante di prove autorevoli, va gridato con urgenza, affinché il pubblico apra finalmente gli occhi e possa agire per fermare la barbarie.

In secondo luogo: che la violenza araba-palestinese, per quanto assassina e ingiustificabile (ma non incomprensibile), è una reazione, REAZIONE, disperata e convulsa, a oltre un secolo di progetto sionista come sopra descritto, in particolare a 60 anni di orrori inflitti dallo Stato d’Israele ai civili palestinesi, atrocità talmente scioccanti dall’aver costretto la Commissione dell’ONU per i Diritti Umani a chiamare per ben tre volte le condotte di Israele “un insulto all’Umanità” (1977, 1985, 2000). La differenza è cruciale: REAGIRE con violenza a violenze immensamente superiori e durate decenni, non è AGIRE violenza. E’ immorale oltre ogni immaginazione invertire i ruoli di vittima e carnefice nel conflitto israelo-palestinese, ed è quello che sempre accade. E’ immorale condannare il “terrorismo alla spicciolata” di Hamas e ignorare del tutto il Grande terrorismo israeliano.

Le prove. Non posso ricopiare qui migliaia di documenti, citazioni, libri, atti ufficiali e governativi, rapporti di intelligence americana e inglese, dell’ONU, delle maggiori organizzazioni per i Diritti Umani del mondo, di intellettuali e politici e testimoni ebrei, e tanto altro, che dimostrano oltre ogni dubbio quanto da me scritto. Quelle prove sono però facilmente consultabili poiché raccolte per voi e rigorosamente referenziate in libri come “La Pulizia Etnica della Palestina”, di Ilan Pappe, Fazi ed., o “Pity The Nation”, di Robert Fisk, Oxford University Press, e “Perché ci Odiano”, Paolo Barnard, Rizzoli BUR, fra i tantissimi. O consultabili nei siti http://www.btselem.org/index.asp, http://www.jewishvoiceforpeace.org, http://zope.gush-shalom.org/index_en.html, http://www.kibush.co.il, http://rhr.israel.net, http://otherisrael.home.igc.org. O ancora leggendo gli archivi di Amnesty International o Human Rights Watch, o ne “La Questione Palestinese” della libreria delle Nazioni Unite a New York.

E torno al “tradimento degli intellettuali” nostrani. Vi sono aspetti di quel fenomeno che sono fin disperanti. Il primo è l’ignoranza in materia di conflitto israelo-palestinese di alcuni di quei personaggi, Marco Travaglio per primo; un’ignoranza non scusabile, per le ragioni dette sopra, ma anche ‘sospetta’ in diversi casi.

Un secondo aspetto è l’ipocrisia: l’evidenza di cui sopra è soverchiante nel descrivere Israele come uno Stato innanzi tutto razzista, poi criminale di guerra, poi terrorista, poi Canaglia, poi persino neonazista nelle sue condotte come potere occupante. Ricordo il 17 novembre 1948, quando Aharon Cizling, allora ministro dell’agricoltura della neonata Israele, sorta sui massacri dei palestinesi innocenti, disse: “Adesso anche gli ebrei si sono comportati come nazisti, e tutta la mia anima ne è scossa”. Ricordo Albert Einstein, che sul New York Times del dicembre 1948 definì l’emergere delle forze di Menachem Begin (futuro premier d’Israele) in Palestina come “un partito fascista per il quale il terrorismo e la menzogna sono gli strumenti”. Ricordo Ephrahim Katzir, futuro presidente di Israele, che nel 1948 mise a punto un veleno chimico per accecare i palestinesi, e ne raccomandò l’uso nel giugno di quell’anno. Ricordo Ariel Sharon, che sarà premier, e che nel 1953 fu condannato per terrorismo dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU con la risoluzione 101, dopo che ebbe rinchiuso intere famiglie palestinesi nelle loro abitazioni facendole esplodere. Ricordo l’ambasciatore israeliano all’ONU, Abba Eban, che nel 1981 disse a Menachem Begin: “Il quadro che emerge è di un Israele che selvaggiamente infligge ogni possibile orrore di morte e di angoscia alle popolazioni civili, in una atmosfera che ci ricorda regimi che né io né il signor Begin oseremmo citare per nome”. Ricordo la risoluzione ONU A/RES/37/123, che nel dicembre del 1982 definì il massacro dei palestinesi a Sabra e Chatila sotto la “personale responsabilità di Ariel Sharon” un “atto di genocidio”. Ricordo le parole dello Special Rapporteur dell’ONU per i Diritti Umani, il sudafricano John Dugard, che nel febbraio del 2007 scrisse che l’occupazione israeliana era Apartheid razzista sui palestinesi, e che Israele doveva essere processata dalla Corte di Giustizia dell’Aja. Ricordo le parole dell'intellettuale ebreo Norman G. Finkelstein, i cui genitori furono vittime dell’Olocausto: “Ma se gli israeliani non vogliono essere accusati di essere come i nazisti, devono semplicemente smettere di comportarsi da nazisti.” Ricordo che esistono prove soverchianti che Israele usa bambini come scudi umani; che lascia morire gli ammalati ai posti di blocco; che manda i soldati a distruggere i macchinari medici nei derelitti ospedali palestinesi; che viola dal 1967 tutte le Convenzioni di Ginevra e i Principi di Norimberga; che ammazza i sospettati senza processo e con loro centinai di innocenti; che punisce collettivamente un milione e mezzo di civili esattamente come Saddam Hussein fece con le sue minoranze shiite; che massacra 19.000 o 1.000 civili a piacimento in Libano (1982, 2006) e poi reclama lo status di vittima del ‘terrorismo’. Ricordo che il Piano di Spartizione della Palestina del 1947 fu rigettato da Ben Gurion prima ancora che l'ONU lo adottasse, e che esso privava i palestinesi di ogni risorsa importante (dai Diari di Ben Gurion). Ricordo che la guerra arabo-israeliana del 1948 fu una farsa dove mai l’esercito ebraico fu in pericolo di sconfitta, tanto è vero che Ben Gurion diresse in quei mesi i suoi soldati migliori alla pulizia etnica dei palestinesi (sempre dai Diari di Ben Gurion); che la guerra dei Sei Giorni nel 1967 fu un’altra menzogna, dove ancora Israele sapeva in aticipo di vincere facilmente “in 7 giorni”, come disse il capo del Mossad Meir Amit a McNamara a Washington prima delle ostilità, e mentre l’egiziano Nasser tentava disperatamente di mediare una pace (dagli archivi desecretati della Johnson Library, USA); che gli incontri di Camp David nel 2000 furono un inganno per distruggere Arafat, come ho dimostrato in “Perché ci Odiano” intervistando i mediatori di Clinton; che i governi di Israele hanno redatto 4 piani in sei anni per la distruzione dell'Autorità Palestinese sancita dagli accordi di Oslo mentre fingevano di volere la pace (nomi: Fields of Thorns, Dagan, The Destruction of the PA, ed Eitam); che la tregua con Hamas che ha preceduto l’aggressione a Gaza fu rotta da Israele per prima il 4 novembre del 2008 (The Guardian, 5/11/08 – Ha’aretz, 30/12/08), con l’assassino di 6 palestinesi. E queste sono solo briciole della mole di menzogne che ci hanno raccontato da sempre sulla 'epopea' sionista.

Ricordo infine Ben Gurion, il padre di Israele, che lasciò scritto: “Dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, l’intimidazione, la confisca delle loro terre, per ripulire la Galilea dalla sua popolazione araba”. E ancora: “C’è bisogno di una reazione brutale. Se accusiamo una famiglia, dobbiamo straziarli senza pietà, donne e bambini inclusi. Durante l’operazione non c’è bisogno di distinguere fra colpevoli e innocenti”. Quell'uomo pronunciò quelle agghiaccianti parole 20 anni prima della nascita dell’OLP, più di 30 anni prima della nascita di Hamas, 50 anni prima dell’esplosione del primo razzo Qassam su Sderot in Israele.

Ricordo ai nostri ‘intellettuali’ di andarle a leggere queste cose, che sono in libreria accessibili a tutti, prima di emettere sentenze.

E l’ipocrisia sta nel fatto che questi negazionisti di tali orrori storici possono scrivere le enormità che scrivono sulla tragedia di Gaza, sulla Pulizia Etnica dei palestinesi, e possono dichiararsi filo-israeliani “appassionati” (Travaglio) senza essere ricoperti di vergogna dal mondo della cultura, dai giornalisti e dai politici come lo sarebbe chiunque negasse in pubblico l’orrore patito per decenni dalle vittime dell’Apartheid sudafricana, o i massacri di pulizia etnica di Srebrenica e in tutta la ex Jugoslavia.

Il mio appello a questi colti mistificatori è: continuare a seppellire sotto un oceano di menzogne, di ipocrisia, sotto l’indifferenza allo strazio infinito di un popolo, sotto la vostra paura o la vostra convenienza, la grottesca sproporzione fra il torto di Israele e quello palestinese, causa e causerà ancora morti, agonie, inferno in terra per esseri umani come noi, palestinesi e israeliani. Sono più di cento anni che il nostro mondo li sta umiliando, tradendo, derubando, straziando, con Israele come suo sicario. Sono 60 anni che chiamiamo quelle vittime “terroristi” e i terroristi “vittime”. Questo è orribile, contorce le coscienze. Non ci meravigliamo poi se i palestinesi e i loro sostenitori nel mondo islamico finiscono per odiarci. Dio sa quanta ragione hanno, cari 'intellettuali'.

Tratto da Peacelink

mercoledì 7 gennaio 2009

IL TIMES: ISRAELE BOMBARDA GAZA CON FOSFORO BIANCO. LA BBC: LO FECE GIA' IN LIBANO

fosforoGaza.jpg

[Riportiamo due articoli e un video. Il primo articolo è la traduzione della notizia data oggi dal Times, secondo cui bombe al fosforo bianco sono state utilizzate a Gaza City. L'ipotesi, basata su un'analisi di immagini dell'attuale guerra mossa da Israele su Gaza, appare in queste ore sui media di tutto il mondo. Non si tratta di un'ipotesi peregrina, se consideriamo il secondo articolo che pubblichiamo in traduzione: si tratta della notizia data dalla BBC sull'ammissione da parte di Israele, la prima nella sua storia, di avere utilizzato fosforo bianco nella guerra in Libano. La notizia, che ebbe risalto internazionale, non sortì il medesimo clamore in Italia. Il video proposto in calce, infine, surrogherebbe l'ipotesi dell'utilizzo di fosforo bianco a Gaza. Il fosforo bianco è bandito come arma in luoghi popolati dal Trattato di Ginevra.



frecciabr.gif ISRAELE BOMBARDA A PIOGGIA GAZA CON FOSFORO BIANCO
di Sheera Frenkel e Michael Evans
[dal Times, 5 gennaio 2008]

Esistono elementi che inducono a sostenere che ieri, 4 gennaio 2008, Israele abbia utilizzato fosforo bianco per coprire il suo attacco nella popolatissima Striscia di Gaza. Questo tipo di arma, utilizzata anche dalle forze britanniche e statunitensi in Iraq, è capace di causare orripilanti incendi, ma risulta non illegale se utilizzata come copertura schermante.
Con l’avanzata dell’esercito israeliano verso la periferia di Gaza City, mentre il pedaggio di morte pagato dai palestinesi saliva oltre le 500 vittime, le suddette bombe al fosforo sarebbero state viste esplodere, rilasciando tentacoli di fitto fumo bianco per coprire i movimenti delle truppe. “Queste esplosioni sono fantastiche, producono un’enorme quantità di fumo che acceca il nemico, così che le forze militari possano avanzare” ha dichiarato un esperto israeliano per la sicurezza. Masse incendiarie di fosforo causano danni severi a chiunque sia nel raggio dell’esplosione e costringono possibili cecchini o addetti a trappole esplosive a ritirarsi. Israele aveva ammesso l’utilizzo di fosforo bianco nel corso della sua campagna militare contro il Libano, nel 2006.

gaza50108.jpgL’uso di quest’arma nella Striscia di Gaza, una delle aree più popolate di tutto il pianeta, con tutta probabilità solleverà ancora maggiori proteste circa l’offensiva condotta da Israele, che finora ha causato più di 2.300 feriti tra i palestinesi.
Il Trattato di Ginevra del 1980 istituisce come norma internazionale il divieto dell’utilizzo del fosforo bianco in aree abitate da civili, ma non esiste un’interdizione della normativa internazionale a riguardo dell’uso del fosforo bianco come copertura schermante o mezzo di illuminazione del bersaglio. Tuttavia, Charles Heyman, esperto militare ed ex maggiore dell’esercito britannico, ha dichiarato: “Se il fosforo bianco è stato fatto esplodere laddove si trovava una folla di civili, qualcuno dovrà prima o poi risponderne alla Corte dell’Aia. Il fosforo bianco è anche un’arma terroristica. Le bolle di fosforo che cadono sul terreno dopo l’esplosione bruciano al solo contatto con la pelle”.
I responsabili militari israeliani la scorsa notte hanno negato l’utilizzo di fosforo, ma hanno rifiutato di di precisare cosa sia stato impiegato: “Israele utilizza munizioni che sono permesse dalla legislazione internazionale” ha dichiarato il capitano Ishai David, portavoce delle Forze di Difesa israeliane. “Stiamo andando avanti con la seconda fase dell’operazione, facendo entrare truppe nella triscia di Gaza per sistemare le aree da cui i missili sono stati lanciati verso Israele”.
Le perdite civili, nelle prime 24 ore dell’offensiva di terra – lanciata dopo una settimana di bombardamenti dal cielo, dai territori confinanti e dal mare –, contano perlomeno 64 morti. Tra queste vittime ci sono i cinque membri di una famiglia, ammazzati da un proiettile sparato da un tank israeliano contro l’auto in cui si trovavano, e un paramedico che è stato ucciso quando la sua ambulanza è stata fatta esplodere sempre da un tank. Medici di Gaza City testimoniano della presenza di numerosi bambini e donne tra i morti e i feriti.
L’esercito israeliano conta anch’esso il suo primo morto, un soldato colpito dal fuoco di un mortaio. Più di trenta soldati sono stati feriti da mortai, mine e fuoco di tiratori.

Fosforo bianco: lo schermo di fumo chimico che può bruciare le ossa

- Il fosforo bianco, se esposto all’ossigeno, brucia con un’intensa fiammata gialla, producendo denso fumo bianco.
- Viene usato per creare uno schermo di fumo per copertura oppure come strumento incendiario, ma può anche essere impiegato come composto incendiario anti-uomo che causa ferite potenzialmente fatali.
- Le ustioni da fosforo sono comunque sempre almeno di secondo o terzo grado, poiché le particelle non smettono di bruciare al contatto con la pelle, finché non si sono esaurite del tutto, e non è inusuale che esse raggiungano le ossa.
- I Trattati di Ginevra vietano l’uso di fosforo come arma di offesa contro civili, ma il suo uso come schermatura fumogena non è proibito dalla legislazione internazionale.
- Israele ha già usato fosforo bianco durante la sua guerra contro il Libano nel 2006.
- Il fosforo bianco è stato utilizzato frequentemente dalle forze britanniche e statunitensi in recenti conflitti, soprattutto durante l’invasione dell’Iraq nel 2003. Il suo utilizzo ha sollevato violentissime critiche.
- Il fosforo bianco viene detto in gergo militare “Willy Pete”, nome che data dalla Prima guerra mondiale. E’ stato utilizzato comunemente all’epoca del Vienam.


frecciabr.gif ISRAELE AMMETTE L'USO DI BOMBE AL FOSFORO
[da BBC News, 22 ottobre 2006]

Per la prima volta Israele ammette di avere utilizzato i contestati ordigni al fosforo bianco durante i combattimenti di luglio e agosto contro Hezbollah in Libano.

afp203bodycamp.jpgIl ministro Jacob Edery conferma che le bombe sono state lanciate “contro obbiettivi militari in campo aperto”.
Israele aveva in precedenza dichiarato che tali armi erano state utilizzate soltanto per illuminare gli obbiettivi.
Le armi al fosforo causano incendi chimici e sia la Croce Rossa sia le associazioni per i diritti umani sostengono che esse devono venire trattate alla stregua di armi chimiche.
I Trattati di Ginevra bandiscono l’uso del fosforo bianco come arma incendiaria contro la popolazione civile e in attacchi aerei contro forze militari presenti in aree civili.
Il ministro Edery dichiara di avere confermato l’uso di queste armi durante i combattimenti, in una sessione parlamentare della settimana scorsa, per conto del ministro della Difesa, Amir Peretz.
“L’esercito israeliano ha fatto uso di bombe al fosforo nel corso della guerra contro Hezbollah, in attacchi contro target militari in campo aperto”, ha detto il ministro.
Nessuna informazione è stata fornita in merito a quando, dove o in quale modo queste bombe siano state impiegate.
Il Libano aveva in precedenza accusato Israele di usare armi al fosforo, ma gli ufficiali israeliani avevano al tempo ribattuto che si era trattato solo di marcare e illuminare il territorio.
Il Presidente libanese Emile Lahoud aveva dichiarato alla fine di luglio: “Secondo la Convenzione di Ginevra è per caso legittimo l’uso che stanno facendo di bombe al fosforo e ordigni laser contro civili e bambini?”.
Medici degli ospedali nel Libano meridionale hanno espresso il sospetto che alcune delle ustioni che si trovavano a curare fossero causate da bombe al fosforo bianco.
Le forze israeliane hanno sostenuto che le armi utilizzate in Libano non contravvengono alle normative internazionali.

Fonti: www.carmillaonline.com www.comedonchisciotte.org

frecciabr.gif IL VIDEO: FOSFORO BIANCO ISRAELIANO SU GAZA?

lunedì 29 dicembre 2008

Gaza di DI JOSE SARAMAGO


La sigla ONU, lo sanno tutti, significa Organizzazione delle Nazioni Unite, vale a dire, alla luce dei fatti, niente o troppo poco. Possono affermarlo i palestinesi, le cui scorte alimentari stanno finendo, o sono già finite, perché così ha imposto l'assedio israeliano, deciso evidentemente per condannare alla fame le 750 mila persone registrate come rifugiati. Manca già il pane, sta per finire la farina, l'olio, le lenticchie e lo zucchero stanno per seguire lo stesso destino. Dal 9 dicembre i camion dell'agenzia delle Nazioni Unite, carichi di cibo, attendono che l'esercito israeliano permetta loro di entrare nella Striscia di Gaza, autorizzazione che verrà ancora una volta negata o rimandata fino all'ultima disperazione e l'ultima esasperazione dei palestinesi affamati. Nazioni Unite? Unite? Contando sulla complicità o la vigliaccheria internazionali, Israele si prende gioco delle raccomandazioni, delle decisioni e delle proteste e fa ciò che vuole, quando e come vuole. È arrivato al punto di proibire l'ingresso di libri e strumenti musicali, come se si trattasse di prodotti che possono mettere in pericolo la sicurezza di Israele. Se il ridicolo uccidesse, non resterebbero in piedi un solo politico né un solo soldato israeliano, specialisti in crudeltà, addottorati in disprezzo, persone che guardano al mondo dall'alto della insolenza che sta alla base della loro educazione. Comprendiamo meglio il loro dio biblico ora che conosciamo i suoi seguaci. Jehova, o Yahvé, o come lo si chiami, è un dio vendicativo e feroce che gli israeliani mantengono permanentemente attuale.

Fonte: http://caderno.josesaramago.org/